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Fatti curiosi: Francia, Scozia, Camacho e Moggi

1-Nel maggio 1974, la nazionale della Scozia si stava intrattenendo in una serata pre-partita: chiaro, essendo scozzesi l’alcol era il protagonista principale e l’albergo, nella cittadina di Largs, nella contea di Ayshire, era adatta al  caso. E fare le ore piccole divenne la normale conseguenza del caso. Se non che l’attaccante del Celtic Jimmy Johnstone decise di sfidare le acque: sebbene ubriaco, salì su una barca da solo e cominciò a remare. La situazione fisica non era la migliore, tanto che l’imbarcazione si rovesciò ed il calciatore cadde in acqua, rendendo necessario l’intervento della Guardia Costiera per salvarlo da un probabile annegamento.

2-  In preparazione del match di qualificazione alla Coppa del Mondo di Messico 70 contro la Svizzera, il ct della Grecia decise di “chiudere” a chiave la squadra, organizzando un vero e proprio ritiro clausura che durò per ben cinque settimane!!!  Nessuno era ammesso al campo ed ai giocatori venne permesso di lasciare il concentramento solo alla domenica per disputare i normali turni di campionato.

A nulla servì il rigido regolamento: sebbene gli ellenici vinceranno per 4-1 il match contro gli elvetici, ma verranno superati in classifica dalla Romania che staccherà il biglietto per l’avventura iridata. La Grecia dovrà attendere il 1994 per disputare la fase finale di un Mondiale, negli States, esperienza conclusa con 0 punti in tre partite, 0 goals fatti e 10 subiti!

3- Luciano Moggi è sempre stato considerate la vecchia volpe del calciomercato, abile ad inserirsi nelle trattative, deviando all’ultimo secondo a concludere affari sul filo di lana. Nel 1999 però, il suo modus operandi cambiò veramente all’istante. Come dichiarò anni dopo, si era recato a Marsiglia per visionare il difensore ivoriano Cyrille Domoraud e redigere un rapporto sul giocatore. Appena si accorse che anche l’Inter aveva mandato un suo rappresentante per scoutizzare lo stessa atleta, Moggi, a suo dire, intrattenne un breve dialogo con il dirigente nerazzurro. Tentò di farlo desistere dall’acquisto, asserendo che la qualità del giocatore non meritava tale viaggio. In realtà Moggi preferì ritirarsi dalla possibile asta, tanto che l’Inter acquistò nel successivo calciomercato Domoraud, che poi non lascerà tracce significative all’ombra della Madonnina.

4- Jose Antonio Camacho, bandiera del Real Madrid, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, iniziò la carriera di tecnico. E fra la squadre che allenò, vi fu anche il Rayo Vallecano, compagine della periferia madrilena. E l’odio sportivo per i rivali storici del Barcellona si espresse dopo il match del 20 dicembre 1992. Il pareggio per 3-3 contro i blaugrana lo mandò su tutte le furie e decise di multare l’intera squadra per la somma complessiva di 50,000 pesetas per la rimonta subita (dal vantaggio di 3-1).  Ad aggiungere rabbia per il risultato finale, anche il fatto che il Barca era rimasto in nove (!!!) per le espulsioni di Stoichkov e Ronald Koeman.

5- Era il 5 giugno 1927 quando l’Ungheria ospitò la Francia per un’amichevole a Budapest. Dopo il primo tempo conduceva con un eloquente 6-0. Durante l’intervallo il tecnico dei transalpini Jules Dewaquez, secondo le voci di corridoio, criticò apertamente il suo terzino sinistro Urbain Wallet. Gli chiese di spostarsi sulla fascia opposta e così fece. Sapete come è finita? Gli ungheresi “marciarono” sugli avversari, tanto che il match con un imbarazzante 13-1.

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1° Maggio 1904: la Francia esordisce nel calcio mondiale

Nel giorno della Festa dei Lavoratori, il Primo Maggio 1904, la Francia disputa la sua prima partita internazionale contro il Belgio a Bruxelles. Il risultato finale sarà un rocambolesco 3-3. Ma torniamo alle origini della compagine transalpina.

I Cugini d’Oltralpe portarono alle Olimpiadi del 1900 una squadra non ufficiale, che rappresentò i colori francesi sotto l’effige dell’Union des Sociétés Françaises de Sports Athlétiques e conquistò la medaglia d’argento. Disputò altre cinque partite in maniera “ufficiosa”, fra cui una vittoria sonante per 6-2 contro il Belgio, ma ben quattro sconfitte contro l’Inghilterra, a quei tempi praticamente l’unica federazione, assieme alla Scozia, ad avere una rappresentativa nazionale di spessore. Poi, nel 1904, finalmente l’ingresso nella FIFA.
Per la sua prima gara ufficiale, la compagine scelse uno stato confinante, giocando un incontro amichevole contro il Belgio. Presso lo stadio Vivier d’Oie ad Uccle , situato alla periferia Sud-Ovest della capitale, l’arbitro inglese M. John Keene diede il via alle ore 16.45. Le cronache dell’epoca raccontano che la Francia si schierò con un classico (per l’epoca) 2-3-5, indossando una maglia bianca con due cerchi che s’intrecciavano, simboli dell’ USFSA mentre i belgi erano già con la divisa classica rosso fuoco.

E fu subito un inizio difficile: dopo sette minuti i padroni di casa passarono a condurre le danze grazie a Georges Quéritet, ma I “viaggianti” non ci stavano a bagnare con una sconfitta l’esordio. In un minuto ribaltarono al punteggio con Louis Mesnier (12′) e Marius Royet (13′).

Andati al riposo in svantaggio, fu ancora Quéritet al 50° a ristabilire la parità e al minuto 65 con Pierre Destrebecq il Belgio tornò avanti. Nulla da fare: doveva essere pareggio e Gaston Cyprès, dopo appena tre minuti, chiuse definitivamente le sorti del match con il 3-3 finale.

Il match entrerà nella storia per essere stato il primo incontro internazionale fra due compagini continentali: finora infatti, solo matches fra squadre del Regno Unito avranno goduto del carattere d’ufficialità e la partita venne preceduta da un banchetto ufficiale che fu occasione per i dirigenti delle due federazioni di mettere su carta le intenzioni di una federazione calcistica mondiale. Solo poche settimane prima, si era tenuto la riunione fra alcuni responsabili calcistici che poi solo anni dopo verrà riconosciuto come il primo congresso della FIFA.

Dopo più di un secolo di storia, il palmares della Francia vanta un Mondiale (1998) e due Europei (1984 e 2000); altre due volte è invece andata vicino alla vittoria, perdendo una finale ciascuna in entrambe le massime competizioni.

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Gerard Janvion, il bleu del St Etienne e la canzone

Calcare i campi di gioco e ricevere “in premio” una canzone dedicata. Quando il calciatore, per il comportamento e lo stile in campo, appassiona i cuori di molti fans e riesce a superare  il colore della maglia, allora è giusto e bene che Gerard Janvion, difensore della Francia e del St Etienne a cavallo fra gli anni 70-80, può meritarsi un testo musicale, tutto in rima.

Il gruppo punk francese Dead Rats (I Topi Morti) volle scrivere e comporre le musiche per una brano che, seppure fosse stato registrato in studio, dal vivo sa entusiasmare. Non propriamente una canzone, ma una serie di rime con il cognome del calciatore che fece la fortuna del St Etienne, epoca in cui i Verdi di Francia, aggiunsero alla vittoria di quattro titoli nazionali, riuscirono ad arrivare alla finale di Coppa dei Campioni nella stagione 1975-76, perdendo per 1-0 contro il Bayern Monaco.

Con la nazionale Janvion mette insieme 40 presenze (nessun goal), toccando il vertice con il quarto al Mondiale di Spagna 82.

Terminata la carriera Janvion ritornò in Martinica, dove diresse il club locale dell‘Assaut de Saint-Pierre; tuttora vive nell’isola che gli ha dato i natali, dove gestisce una scuola di calcio ed è allenatore in seconda della nazionale della Martinica.