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La formula matematica che spiega la lotteria dei rigori

Prima della finale di Champions League di Cardiff o portandosi avanti con il lavoro, in previsione di Russia 2018, meglio che i rigoristi diano una lettura a questo post….

Il matematico Ben Lyttleton mise per iscritto nel libro “Twelve Yards: The Art and Psychology of the Perfect Penalty” (undici metri: l’arte e la psicologia del perfetto rigore) i risultati di uno studio statistico per svolgere al meglio l’esecuzione di un tiro dal dischetto.

In sostanza, è meglio per una squadra calciare per primo (60% di vittorie); è meglio per un calciatore tirare per la vittoria (92%) che per recuperare lo svantaggio e pareggiare all’ultimo tiro (62%)

La miglior angolazione per segnare è pari a 30° mentre per il portiere, se intende distrarre e confondere il rigorista al momento del tiro, dovrà aspettare una frazione di tempo compreso fra 1.7-4.5 secondi prima di prendere posizione sulla linea.

Ad aggiungersi al dibattito statistico, ci ha pensato niente meno che l’illustre professore Stephen Hawking. Per aiutare la sua Inghilterra prima dei Mondiali 2014 in Brasile, Hawking redasse una complessa formula matematica: purtroppo però rimase in un cassetto per cause di forza maggiore.

La nazionale dei Tre Leoni infatti, nel girone dell’Italia, venne eliminata al primo turno, con un solo punto e due sconfitte.

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Fatti curiosi: Francia, Scozia, Camacho e Moggi

1-Nel maggio 1974, la nazionale della Scozia si stava intrattenendo in una serata pre-partita: chiaro, essendo scozzesi l’alcol era il protagonista principale e l’albergo, nella cittadina di Largs, nella contea di Ayshire, era adatta al  caso. E fare le ore piccole divenne la normale conseguenza del caso. Se non che l’attaccante del Celtic Jimmy Johnstone decise di sfidare le acque: sebbene ubriaco, salì su una barca da solo e cominciò a remare. La situazione fisica non era la migliore, tanto che l’imbarcazione si rovesciò ed il calciatore cadde in acqua, rendendo necessario l’intervento della Guardia Costiera per salvarlo da un probabile annegamento.

2-  In preparazione del match di qualificazione alla Coppa del Mondo di Messico 70 contro la Svizzera, il ct della Grecia decise di “chiudere” a chiave la squadra, organizzando un vero e proprio ritiro clausura che durò per ben cinque settimane!!!  Nessuno era ammesso al campo ed ai giocatori venne permesso di lasciare il concentramento solo alla domenica per disputare i normali turni di campionato.

A nulla servì il rigido regolamento: sebbene gli ellenici vinceranno per 4-1 il match contro gli elvetici, ma verranno superati in classifica dalla Romania che staccherà il biglietto per l’avventura iridata. La Grecia dovrà attendere il 1994 per disputare la fase finale di un Mondiale, negli States, esperienza conclusa con 0 punti in tre partite, 0 goals fatti e 10 subiti!

3- Luciano Moggi è sempre stato considerate la vecchia volpe del calciomercato, abile ad inserirsi nelle trattative, deviando all’ultimo secondo a concludere affari sul filo di lana. Nel 1999 però, il suo modus operandi cambiò veramente all’istante. Come dichiarò anni dopo, si era recato a Marsiglia per visionare il difensore ivoriano Cyrille Domoraud e redigere un rapporto sul giocatore. Appena si accorse che anche l’Inter aveva mandato un suo rappresentante per scoutizzare lo stessa atleta, Moggi, a suo dire, intrattenne un breve dialogo con il dirigente nerazzurro. Tentò di farlo desistere dall’acquisto, asserendo che la qualità del giocatore non meritava tale viaggio. In realtà Moggi preferì ritirarsi dalla possibile asta, tanto che l’Inter acquistò nel successivo calciomercato Domoraud, che poi non lascerà tracce significative all’ombra della Madonnina.

4- Jose Antonio Camacho, bandiera del Real Madrid, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, iniziò la carriera di tecnico. E fra la squadre che allenò, vi fu anche il Rayo Vallecano, compagine della periferia madrilena. E l’odio sportivo per i rivali storici del Barcellona si espresse dopo il match del 20 dicembre 1992. Il pareggio per 3-3 contro i blaugrana lo mandò su tutte le furie e decise di multare l’intera squadra per la somma complessiva di 50,000 pesetas per la rimonta subita (dal vantaggio di 3-1).  Ad aggiungere rabbia per il risultato finale, anche il fatto che il Barca era rimasto in nove (!!!) per le espulsioni di Stoichkov e Ronald Koeman.

5- Era il 5 giugno 1927 quando l’Ungheria ospitò la Francia per un’amichevole a Budapest. Dopo il primo tempo conduceva con un eloquente 6-0. Durante l’intervallo il tecnico dei transalpini Jules Dewaquez, secondo le voci di corridoio, criticò apertamente il suo terzino sinistro Urbain Wallet. Gli chiese di spostarsi sulla fascia opposta e così fece. Sapete come è finita? Gli ungheresi “marciarono” sugli avversari, tanto che il match con un imbarazzante 13-1.

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Ryan Giggs, il calciatore più vecchio ad aver segnato alle Olimpiadi

Il calcio alle Olimpiadi non viene visto di buon occhio: se da una parte gli atleti delle discipline povere temono di venire oscurati dalle ricche stelle del pallone, dall’altro i calciatori che devono presenziare preferirebbero starsene in ritiro con i compagni a preparare la successiva stagione agonistica.

Se poi ci si mette anche la FIFA, che non gradisce affatto un doppione del Mondiale, ecco che il giusto compromesso è la partecipazione delle rappresentative composto da atleti Under 23, con l’eccezione di un massimo di tre elementi che superino tale limite, i cosiddetti fuori quota.

Inoltre il limite di 16 nazioni ammesse limita la presenza dell’Europa alla rassegna a cinque cerchi ed al contempo le stelle sudamericane vengono quasi sempre bloccate dai Top clubs del Vecchi Continente. L’eccezione fu il giovane Messi che prese parte a Pechino 2008, trascinando l’Argentina al successo finale, assieme a stelle del calibro di Mascherano, Riquelme, Aguero, Di Maria e Lavezzi.

La successiva edizione dei Giochi Olimpici, Londra 2012, vedrà invece stabilire un nuovo record: il gallese Ryan Giggs divenne il giocatore più vecchio a segnare una rete alle Olimpiadi. Nel match contro gli Emirati Arabi Uniti, nell’arena di Wembley, l’uomo del Manchester United entrò nella storia realizzando l’1-0 al minuto 16, il 29 luglio 2012. La prodezza venne siglata alla tenera età di 38 anni e 242 giorni. Tale rete porterà anche alla vittoria la rappresentativa del Regno Unito che si presenta unita sotto la bandiera dell’Union Jack unicamente in tale competizione calcistica.

Tuttavia il cammino della Gran Bretagna sarà breve: dopo il passaggio di turno verrà eliminata ai quarti di finale ai rigori, battuta dalla Corea del Sud.  Il torneo verrà vinto a sorpresa dal Messico in finale contro il Brasile mentre gli asiatici coglieranno il bronzo.

E se pensate che Ryan Giggs sia proprietario soltanto di questo primato olimpico….beh, leggete l’elenco qui sotto.

Record

Calciatore ad aver segnato in più edizioni consecutive di Premier League, dalla sua istituzione (1992-1993) al (2012-2013) (21).
Calciatore ad aver disputato più edizioni consecutive di Premier League, dalla sua istituzione (1992-1993) al (2013-2014) (22).
Giocatore con più presenze in Premier League con 672 partite, tutte con il Manchester United.
Calciatore ad aver vinto più trofei con il Manchester United (37).
Calciatore ad aver vinto più volte la Premier League (13).
Calciatore del Manchester United ad aver giocato più partite di Champions League (151).
Calciatore ad aver segnato in più edizioni di Champions League (17).
Calciatore del Manchester United ad aver giocato più partite nelle competizioni UEFA per club (159).[20]
Calciatore ad aver giocato più partite con il Manchester United (963).
Calciatore ad aver vinto più campionati con il Manchester United (13).
Calciatore ad aver disputato più stagioni con il Manchester United (24).
Calciatore con più partecipazioni consecutive a edizioni della Champions League (18).
Calciatore più vecchio ad aver disputato una partita nel torneo di calcio ai Giochi olimpici a 38 anni e 252 giorni.
Calciatore più vecchio ad aver segnato nel torneo di calcio ai Giochi olimpici a 38 anni e 243 giorni.

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Gerard Janvion, il bleu del St Etienne e la canzone

Calcare i campi di gioco e ricevere “in premio” una canzone dedicata. Quando il calciatore, per il comportamento e lo stile in campo, appassiona i cuori di molti fans e riesce a superare  il colore della maglia, allora è giusto e bene che Gerard Janvion, difensore della Francia e del St Etienne a cavallo fra gli anni 70-80, può meritarsi un testo musicale, tutto in rima.

Il gruppo punk francese Dead Rats (I Topi Morti) volle scrivere e comporre le musiche per una brano che, seppure fosse stato registrato in studio, dal vivo sa entusiasmare. Non propriamente una canzone, ma una serie di rime con il cognome del calciatore che fece la fortuna del St Etienne, epoca in cui i Verdi di Francia, aggiunsero alla vittoria di quattro titoli nazionali, riuscirono ad arrivare alla finale di Coppa dei Campioni nella stagione 1975-76, perdendo per 1-0 contro il Bayern Monaco.

Con la nazionale Janvion mette insieme 40 presenze (nessun goal), toccando il vertice con il quarto al Mondiale di Spagna 82.

Terminata la carriera Janvion ritornò in Martinica, dove diresse il club locale dell‘Assaut de Saint-Pierre; tuttora vive nell’isola che gli ha dato i natali, dove gestisce una scuola di calcio ed è allenatore in seconda della nazionale della Martinica.

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Forza Toro: la canzone di Nilla Pizzi a Sanremo

Il Festival ” Una Canzone per la vostra squadra “ fu organizzato dall’assessorato al turismo di Sanremo e da Gianni Ravera ed ebbe luogo al teatro Ariston nella fine del mese di Marzo 1964.

Non era un concorso con in palio una vittoria, quanto una manifestazione che voleva mettere in risalto la passione dei tifosi vip cantanti. Fra queste anche il Grande Torino venne riportato alla memoria grazie a Nilla Pizzi, che era stata la vincitrice della prima edizione del Festival di Sanremo. Presentatori d’altissimo livello calcistico furono Nicolò Carosio e Nando Martellini.

Canzoni e cantanti : 1. Il Bologna è un grande squadrone (Gianni Morandi); 2. Punto e basta (Messina), (Corrado Lojacono); 3. Che Mantova! (Fabrizio Ferretti); 4. Forza, forza Lanerossi (Vicenza), (Quartetto Radar); 5. Forza Toro (Nilla Pizzi); 6. Canarino và (Modena), (Equipe 84); 7. La signora Juve (Emilio Pericoli); 8. Forza Lazio (Aura D’Angelo); 9. Giù il cappello (Milan), (Arturo Testa); 10. Sampdoria (Gian Costello); 11. ‘Sta Roma (Robertino); 12. I galletti (Bari), (Jo Fedeli);13. Largo che arriva l’Inter (Gino Corcelli); 14. Ale, ale, Genoa (Franco Franchi); 15. La corsara di Ferrara (Spal), (Lilly Bonato); 16. Forza Atalanta (Piero Focaccia); 17. Dai Catania (Didi Balboni); 18. I magnifici 11 (Fiorentina), (Narciso Parigi).

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Regolamento: le misure dell’area di rigore

Di calcio e regolamento spesso si parla, talvolta a sproposito. Quante volte vi sarà capitato di discutere o ad ascoltare opinioni in merito a sanzioni, falli e reti convalidate, magari senza che il testo di legge fosse ben conosciuto. Ebbene, sappiate che, sebbene il calcio prevede negli ultimi tempi sempre più modifiche, una delle poche cose fisse e regolamentate sono le misure dell’area di rigore, la zona “hot” di un campo da calcio.

L’area di rigore è l’unica parte del campo le cui misure sono definite con assoluta precisione dai regolamenti internazionali:
è formata da 18 quadrati 18′ X 18′ (dove 1′ = 1 piede = 30,5 cm) più 3 rettangoli 24′ X 18′ prospicienti la porta e larghi quanto la porta stessa (24′ = 7,32 mt).
Il quadrato di base 18′ X 18′, con lato di 5,5 mt che si può percorrere in 1 secondo, può essere interpretato come l’area minima necessaria per assicurare libertà d’azione al calciatore in attacco.

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Fatti strani del calcio inglese

Le nuove diavolerie tecnologiche, vedi social e smartphone, posso diventare molto pericolose per un calciatore professionista: dai tweets scritti e poi cancellati ai post provocatori, per un atleta non c’è più bisogno di una conferenza stampa per fare rumore.

Nel gennaio 2011, Ryan Babbel, attaccante in quell’epoca del Liverpool, non fu molto contento delle decisione arbitrali operate da Howard Webb, non certamente l’ultimo dei fischietti, nel corso della partita di FA Cup che che i Reds persero contro il  Manchester United all’Old Trafford per 1-0.  Il rigore fischiato contro al 2° minuto, poi risolutivo, ed un’ora dopo l’espulsione ai danni di Steven Gerrard, indussero Babbel a criticare aspramente il direttore di gara mediante un post in cui lo stesso veniva ritratto indossando una maglietta del Manchester United. La federazione inglese non lasciò passare il fatto senza prima aver multato il giocato per l’importo di 10,000 sterline ed invitandolo a non ripetere il gesto in futuro.

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Nel dicembre 2003 Rio Ferdinand venne squalificato e multato per 50,000 sterline per essersi rifiutato di sottoporsi ad un testa antidoping. Il giocatore del Manchester United era stato chiamato ad un controllo al termine di un allenamento dagli ispettori della federazione. Il difensore invece preferì allontanarsi dal centro d’allenamento adducendo come scusa di aver in corso un trasloco. Motivazione ben presto smascherata perchè venne sorpreso a fare shopping in città!

A nulla valse il ricorso contro la squalifica: 8 mesi di stop, fino a settembre 2004 ed europei in Portogallo che saltarono!!

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Il 6 gennaio 1990 era un gran giorno per il Cardiff City. La ripetizione del match valido per il terzo turno di FA contro il Queens Park Rangers significò il primato d’incasso per il club, ben 50.517,75 sterline! Essendo sabato, avrebbero portato il malloppo in banca soltanto il lunedì successivo; peccato che qualcun altro ci aveva già pensato. Durante il week-end alcuni ladri si introdussero nella sede della compagine gallese rubando l’intero incasso.

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L’attaccante del Liverpool Jamie Carragher venne colpito da una moneta lanciata dagli spalti nella ripetizione del match contro l’Arsenal, valido per il quarto turno di FA Cup, il 27 gennaio 2002.  Irritato, Carragher rilanciò il conio in mezzo alla folla e venne espulso. Successivamente venne multato dal club per 40.000 sterline,, ricevette un avvertimento dalla polizia e squalificato per tre turni.

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Perchè Pelè scelse la maglia numero 10

Quale numero meglio del 10 rappresenta la classe, il talento e spesso la fama nel gioco del Calcio? Nessuno, è la risposta che gli appassionati sparsi per il mondo potrebbero dare all’unisono. Semplicemente facendo l’elenco dei campioni che hanno calcato il tappeto erboso con un tale numero sulle spalle, si spalanca di fronte a noi la storia del calcio.

Da Maradona a Messi, passando per Rivera, Mazzola e Platini, solo per fare qualche esempio. E volontariamente citiamo solo ora Pelè, emblema del Brasile e che visse nell’epoca in cui la Tv mostrava le prime partite ad una platea planetaria. La sua fortuna? Oltre al talento, anche il fatto che quando la Perla Nera iniziava la carriera, i numeri cominciarono ad avere un Valore superiore, non più semplicemente la possibilità di distinguere un giocatore dall’altro.

Ma come avvenne il matrimonio fra la divisa n° 10 e la schiena della stella del Santos e del Brasile?

La leggenda inizia nasce in occasione dei Mondiali 1958 in Svezia quando, appena 17enne, venne inserito nella rosa dei verdeoro. Ma i dirigenti brasiliani, al momento di inviare la lista dei calciatori alla FIFA, non indicarono i rispettivi numeri. Un impiegato del massimo organismo, senza conoscere le qualità tecnico-tattiche di ciascun elemento, si mise allora di “sua sponte”ad assegnare i numeri. Senza un criterio, si ebbe che il portiere Gilmar ricevette la 3, Garrincha, ala destra fulminante, prese l’11 e Didi, uno del mitico trio con Vavà e la Perla Nera, avere il 6, la classica numerazione spettante al “vecchio” libero.

E Pelè? Ovvio la Storia era già scritta: ebbe il 10 e da allora sarà lui a scrivere la storia del calcio.

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Gli allenatori con la miglior vittoria alla prima partita

Sedersi sulla panchina della Spagna e trionfare: sebbene si trattasse della Cenerentola Liechtenstein, la vittoria casalinga per 8-0 ottenuta lo scorso 5 settembre 2015 ha rappresentato per  Julen Lopetegui un piccolo record statistico. Vincere per goleada, alla prima presenza in panchina, è evento assai raro da riscontrare negli annali del calcio.

In riferimento al primato di reti realizzate, senza considerare lo scarto, la leggenda del Tottenham Hotspurs Bill Nicholson vanta un netto 10-4 nel suo “primo giorno di scuola”, nel 1958, quando gli Spurs superarono l’Everton in maniera così netta.

Andando indietro di un secolo addirittura, durante i Giochi Olimpici di Londra 1908, Charlie Williams, tecnico della Danimarca, stabilì il record “mondiale”. Sebbene si tratti di un’epoca pionieristica del calcio, dobbiamo considerare anche il fatto che per Williams era alla sua prima partita in assoluto nel ruolo di allenatore, in un’epoca in cui la figura non aveva ancora assunto il ruolo di personaggio come ai tempi moderni. Il match contro la Francia B (i transalpini mandarono allora due rappresentative), venne vinto dai nordici vinsero per 9-0. Il secondo match invece, parve più una partita di pallamano.

Contro la Francia A, grazie anche alle sei reti di Sophus Nielsen ed alle quattro di Vilhelm Wolfhagen, il punteggio finale fu di 17-1 (!!!). Il 22 ottobre 1908, presso lo White City Stadium, gli spettatori assistettero ad un vero “massacro” sportivo. Nonostante i due punteggi esorbitanti, la Danimarca vincerà soltanto la medaglia d’argento, superati dai padroni di casa della Gran Bretagna per 2-0 nella finalissima.

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Pinocchio: la prima mascotte degli Europei di calcio

La prima edizione degli Europei di calcio con la formula dei gironi in una sede unica arriva solo nel 1980: l’onore spetta all’Italia che non manca di rivestire di un tocco di patriottismo la rassegna continentale. Nasce infatti la moda della mascotte e Pinocchio, il celebre burattino di legno creato dalla mente di Collodi, è il primo a “ricoprire” tale incarico.

A cavallo fra gli Anni 70-80 inoltre, Pinocchio andava anche in Tv, grazie alla serie televisiva interpretata da un magnifico Nino Manfredi nei panni di Geppetto, Gina Lollobrigida stupenda Fata Turchina mentre Andrea Balestri era il piccolo bambino attore.

Presentato alla stampa nell’ottobre del 1979, il burattino, con pallone sotto al braccio, naso tricolore e cappellino in testa, non ha però ancora un nome: il presidente dell’UEFA e della FIGC, l’italiano Artemio Franchi, motiva l’anonimato con il fatto che i diritti di Pinocchio appartengono alla Walt Disney.

Tuttavia, e per fortuna, la cosa si rivela infondata: la Fondazione Collodi interviene nel dibattito, ricordando come i diritti d’autore sul libro siano ormai scaduti da 50 anni. Pinocchio può così riappropriarsi del proprio nome: al sorteggio di Roma del 16 gennaio 1980, un ragazzino con il costume del burattino può estrarre le palline.

Non passa in secondo piano l’aspetto musicale: Goal, singolo realizzato da Luigi Lopez, diventa la sigla ufficiale della rassegna. La canzone nasce dalla rielaborazione di “Going Down Mexico” dei Cyan. Veniva eseguita dal vivo negli stadi dalla Banda della Guardia di Finanza, solitamente prima della diretta televisiva. Questa versione discografica fu sigla finale, nello stesso anno, delle puntate 1372 e 1374 de “La domenica sportiva”, e in seguito fu utilizzata come sigla italiana della serie animata giapponese “Arrivano i Superboys”.