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La formula matematica che spiega la lotteria dei rigori

Prima della finale di Champions League di Cardiff o portandosi avanti con il lavoro, in previsione di Russia 2018, meglio che i rigoristi diano una lettura a questo post….

Il matematico Ben Lyttleton mise per iscritto nel libro “Twelve Yards: The Art and Psychology of the Perfect Penalty” (undici metri: l’arte e la psicologia del perfetto rigore) i risultati di uno studio statistico per svolgere al meglio l’esecuzione di un tiro dal dischetto.

In sostanza, è meglio per una squadra calciare per primo (60% di vittorie); è meglio per un calciatore tirare per la vittoria (92%) che per recuperare lo svantaggio e pareggiare all’ultimo tiro (62%)

La miglior angolazione per segnare è pari a 30° mentre per il portiere, se intende distrarre e confondere il rigorista al momento del tiro, dovrà aspettare una frazione di tempo compreso fra 1.7-4.5 secondi prima di prendere posizione sulla linea.

Ad aggiungersi al dibattito statistico, ci ha pensato niente meno che l’illustre professore Stephen Hawking. Per aiutare la sua Inghilterra prima dei Mondiali 2014 in Brasile, Hawking redasse una complessa formula matematica: purtroppo però rimase in un cassetto per cause di forza maggiore.

La nazionale dei Tre Leoni infatti, nel girone dell’Italia, venne eliminata al primo turno, con un solo punto e due sconfitte.

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Martin Hoffmann, il bomber più giovane della DDR

Per Martin Hoffmann, la giovane età non è mai stata un problema

Al Campionato del Mondo del 1974 giocò tutte e sei le partite, di cui cinque come titolare mentre, nella partita inaugurale contro l’Australia, entrò nel secondo tempo al posto di W. Loewe. Il suo gol segnato al Cile il 18 giugno all’Olympiastadion di Berlino Ovest lo fece diventare uno dei più giovani marcatori di sempre nella storia della competizione.
Due anni dopo, nel luglio del 1976, al torneo di calcio dei XXI Giochi Olimpici di Montréal, giocò tutte e cinque le partite, di cui quattro da titolare perché nella gara inaugurale a Toronto, contro il Brasile, subentrò negli ultimi minuti sempre al posto di Loewe.
16 le sue reti in Nazionale A, tra le quali la tripletta siglata il 13 ottobre 1979 a Berlino Est contro la Svizzera.

Vestì unicamente la maglia bianco-blu del Magdeburgo, ritirandosi nel 1985 dopo 256 presenze e 78 reti complessive. Nel suo personale palmares la vittoria nella Coppa delle Coppe 1973-74, quando i tedeschi dell’Est superarono in finale il Milan.

Iniziò la carriera di allenatore nel settore giovanile del suo amato club, per poi dirigere la prima squadra nel biennio 1994-96 e nella stagione 2002-03. Poi, tornò ad “investire” sui giovani allenando le squadre del vivaio e ritirandosi a vita privata nel 2013.

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Eroe per un giorno: Joe Gaetjens ed il goal all’Inghilterra

La vittoria degli USA contro i maestri dell’Inghilterra è nella storia non solo dei Mondiali di Brasile 1950, ma del calcio intero. Ad aggiungere stupore, anche l’aneddoto, che quando le agenzie di stampa trasmisero il testo con il punteggio finale, nell’isola anglosassone fu cosa comune pensare ad un refuso di stampa, ritenendo che fosse finita 10-1 per i figli d’Albione.

Invece accade anche che Davide batte Golia anche nel calcio e l’eroe di quel pomeriggio brasiliano un calciatore che non era statunitense al 100%. Infatti Joseph Gaetjens era nato ad Haiti in una famiglia per metà haitiana e per l’altra tedesca. Approfittando di una borsa di studio, Gaetjens frequentò l’Università di Columbia a New York, dove ebbe modo di conoscere lo sport del calcio.

Le sue reti nel torneo universitario attirarono le attenzioni del tecnico della nazionale a stelle e strisce che decise di convocarlo assieme ad uno scozzese ed un brasiliano, fatto permesso dal regolamento allora in vigore.

Per gli USA la trasferta mondiale poteva essere equiparata ad una gita premio, visto che gli elementi presenti erano totalmente privi di esperienza internazionale e che aveva sostenuto i primi allenamenti assieme soltanto in Brasile, alla vigilia della manifestazione!
Gli inglesi bombardarono per tutto l’incontro l’italo – americano Franck Borghi, giocatore di baseball (!) prestato al calcio che appena aveva avuto il tempo di capire il suo ruolo nel gioco del pallone.

Ma al 37° del primo tempo, fu Gaetjens a sorprendere con un colpo di testa l’estremo difensore inglese Bahr, portando in vantaggio gli americani, fra la sorpresa generale dei spettatori giunti a Belo Horizonte. A nulla valsero i tentativi di giungere al pareggio nel tempo restante e così il Mondiale brasiliano registrò la prima grande sorpresa: non rimarrà unica, basti pensare a cosa equivarrà il Maracanazo nel match conclusivo per una nazione intera.

Joe Gaetjens (nella foto in mezzo) in vacanza a New York con amici

Terminata la rassegna mondiale, Gaetjens si trasferì in Europa giocando prima nel Troyes e successivamente nell’Olympique Alès. Conclusa la carriera, fece ritorno in patria ad Haiti, in quanto non prese mai cittadinanza americana.
A non lasciarlo tranquillo fu la situazione politica nell’isola caraibica, che prese una brutta piega all’inizio degli Anni Sessanta: l’ascesa al potere di François “Papa Doc” Duvalier, che trasformò il paese in una dittatura feroce, vide la famiglia del calciatore inserita nella lista delle persone da eliminare.

Tramite il bisnonno, la famiglia si era imparentata con Louis Déjoie, sconfitto alle precedenti elezioni. Mentre i parenti più stretti si rifugiarono nella Repubblica Dominicana, Joe preferì rimanere in patria e l’8 luglio 1964 venne sequestrato dalla polizia segreta, i Tontons Macutes e nulla più si seppe di lui. Per anni la famiglia vivrà con la speranza che un giorno avrebbe fatto rientro a casa.

Ma purtroppo non fu così e solo nel 1972, alla morte del dittatore, venne confermata la morte dell’eroe calcistico dell’isola. Il corpo non verrà mai ritrovato.

Nel 1976 venne inserito postumo nella Hall of Fame del calcio americano.

Il tabellino dello storico match

  • 29 giugno 1950 – Belo Horizonte, Estadio Mineiro
    USA – INGHILTERRA 1-0
    USA: Borghi – Keough, Maca, McIlvenny (c) – Colombo, Bahr – Wallace, J.Souza, Gaetjens, Pariani, E.Souza
    INGHILTERRA: Williams – Ramsey, Aston, Wright (c) – Hughes, Dickinson – Finney, Mortensen, Bentley, Mannion, Mullen
    Gol: Gaetjens 38′
    Arbitro: Dattilo (ITA) Guardalinee: Galeati (ITA) e Delasalle (FRA)
    Spettatori: 10.500
  • Il video dell’incontro
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Fatti curiosi: Francia, Scozia, Camacho e Moggi

1-Nel maggio 1974, la nazionale della Scozia si stava intrattenendo in una serata pre-partita: chiaro, essendo scozzesi l’alcol era il protagonista principale e l’albergo, nella cittadina di Largs, nella contea di Ayshire, era adatta al  caso. E fare le ore piccole divenne la normale conseguenza del caso. Se non che l’attaccante del Celtic Jimmy Johnstone decise di sfidare le acque: sebbene ubriaco, salì su una barca da solo e cominciò a remare. La situazione fisica non era la migliore, tanto che l’imbarcazione si rovesciò ed il calciatore cadde in acqua, rendendo necessario l’intervento della Guardia Costiera per salvarlo da un probabile annegamento.

2-  In preparazione del match di qualificazione alla Coppa del Mondo di Messico 70 contro la Svizzera, il ct della Grecia decise di “chiudere” a chiave la squadra, organizzando un vero e proprio ritiro clausura che durò per ben cinque settimane!!!  Nessuno era ammesso al campo ed ai giocatori venne permesso di lasciare il concentramento solo alla domenica per disputare i normali turni di campionato.

A nulla servì il rigido regolamento: sebbene gli ellenici vinceranno per 4-1 il match contro gli elvetici, ma verranno superati in classifica dalla Romania che staccherà il biglietto per l’avventura iridata. La Grecia dovrà attendere il 1994 per disputare la fase finale di un Mondiale, negli States, esperienza conclusa con 0 punti in tre partite, 0 goals fatti e 10 subiti!

3- Luciano Moggi è sempre stato considerate la vecchia volpe del calciomercato, abile ad inserirsi nelle trattative, deviando all’ultimo secondo a concludere affari sul filo di lana. Nel 1999 però, il suo modus operandi cambiò veramente all’istante. Come dichiarò anni dopo, si era recato a Marsiglia per visionare il difensore ivoriano Cyrille Domoraud e redigere un rapporto sul giocatore. Appena si accorse che anche l’Inter aveva mandato un suo rappresentante per scoutizzare lo stessa atleta, Moggi, a suo dire, intrattenne un breve dialogo con il dirigente nerazzurro. Tentò di farlo desistere dall’acquisto, asserendo che la qualità del giocatore non meritava tale viaggio. In realtà Moggi preferì ritirarsi dalla possibile asta, tanto che l’Inter acquistò nel successivo calciomercato Domoraud, che poi non lascerà tracce significative all’ombra della Madonnina.

4- Jose Antonio Camacho, bandiera del Real Madrid, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, iniziò la carriera di tecnico. E fra la squadre che allenò, vi fu anche il Rayo Vallecano, compagine della periferia madrilena. E l’odio sportivo per i rivali storici del Barcellona si espresse dopo il match del 20 dicembre 1992. Il pareggio per 3-3 contro i blaugrana lo mandò su tutte le furie e decise di multare l’intera squadra per la somma complessiva di 50,000 pesetas per la rimonta subita (dal vantaggio di 3-1).  Ad aggiungere rabbia per il risultato finale, anche il fatto che il Barca era rimasto in nove (!!!) per le espulsioni di Stoichkov e Ronald Koeman.

5- Era il 5 giugno 1927 quando l’Ungheria ospitò la Francia per un’amichevole a Budapest. Dopo il primo tempo conduceva con un eloquente 6-0. Durante l’intervallo il tecnico dei transalpini Jules Dewaquez, secondo le voci di corridoio, criticò apertamente il suo terzino sinistro Urbain Wallet. Gli chiese di spostarsi sulla fascia opposta e così fece. Sapete come è finita? Gli ungheresi “marciarono” sugli avversari, tanto che il match con un imbarazzante 13-1.

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Intercontinentale 1981: il primo viaggio del Liverpool a Tokyo

Il 13 Dicembre 1981 è segnato in rosso sul calendario del Liverpool: il primo viaggio in Giappone, a Tokyo, vide gli  inglesi superati nettamente dal Flamengo nella finale di Coppa Intercontinentale davanti a 62.000 spettatori assiepati sugli spalti dello Stadio Nazionale.

Fin dalla sua creazione nel 1960, il trofeo vedeva la disputa di un match in gara di andata/ritorno, fra i vincitori della Coppa dei Campioni contro i campioni della Libertadores, l’alter ego sudamericano del trofeo europeo. Gli uomini di Anfield Road, sebbene già vincitori in passato della Coppa delle Grandi Orecchie, avevano rifiutato nel recente passato di affrontare i rispettivi campioni del Sudamerica, preferendo rinunciare. Al loro posto, nel 1977 partecipò il Borussia M’gladbach, la compagine finalista mentre l’anno seguente anche il Bruges preferì astenersi dalla partecipazione. Il match del 1981 era dunque la prima presenza, evento comune anche i brasiliani.

La partita sarà un monologo rosso-nero, con la stella di Zico che illuminò nel corso dei 90 minuti. Al 12° giro di lancetta, un suo passaggio sopra la testa di un difensore inglese lanciò Nunes verso la rete  iniziale. Poi al 34° da una suo calcio di punizione sarà Adilio a siglare il raddoppio; infine al 41° un altro assist in favore di Nunes chiuderà definitamente l’incontro.

Per gli inglesi la difesa del Flamengo rimarrà invalicabile come la Muraglia Cinese: la squadra che in Europa dominava il palcoscenico si sciolse davanti alla maggior classe degli avversari. Zico venne, di conseguenza, nominato man of the match.

Questo rimarrà anche l’unica apparizione nella manifestazione per il Flamengo mentre i Reds torneranno in Oriente nel dicembre 1984, ma anche in quell’occasione uscirono con le ossa rotte, superati dagli argentini dell’Independiente per 1-0.

Il Tabellino del match

13 dicembre 1981 – National Stadium, Tokyo
FLAMENGO – LIVERPOOL 3-0
Reti: 1-0 12′ Nunes, 2-0 34′ Adilio, 3-0 41′ Nunes
Flamengo: Raul, Leandro, Mozer, Marinho, Júnior, Andrade, Adílio, Zico Tita, Nunes, Lico
Liverpool: Grobbelaar, Neal, Thompson, Hansen, Lawrenson, Kennedy, Lee, McDermott (Johnson), Souness, Johnston, Dalglish
Arbitro: M. Mario Rubio Vazquez (Messico)

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Charles Miller, il padre del calcio in Brasile

Alla fine del 19° secolo, un cittadino scozzese che aveva varcato l’Oceano anni prima lavorare in Brasile presso le Ferrovie di San Paolo, decise di far percorrere al proprio figlio il percorso al contrario, affinché potesse ricevere nella terra d’origine l’istruzione adeguata (a suo dire).
Charles Miller, questo il nome del giovine, varcò dunque l’Atlantico e si stabilì, a soli nove anni (!) a Southampton, affinché studiasse alla Banister Court School iscrisse presso un college e si integrò talmente bene che prese parte anche alle attività varie che a quell’epoca costituivano i diversi aspetto sociali, fra cui lo sport.

Il calcio era fra queste e quando nel 1894 fece fagotto per rientrare dai genitori nel paese sudamericano, cominciò a diffondere la conoscenza dello sport con la palla.
Ma gli inizi si rivelarono disastrosi: solo i suoi connazionali mostravano interesse per il football, così il primo match che viene riportato negli annali si giocò fra due compagini composte unicamente da inglesi, su di un campo dal quale erano state appena fatte “sloggiare” le capre per le quali si trattava di un normale appezzamento di terreno da brucare.
Charles volle invitare anche alcuni giornalisti per assistere alla novità, ma nessuno ritenne la cosa interessante che passò così inosservata. Le settimane si susseguivano regolarmente ed i “vicini” del campo cominciarono ad interessarsi a questa strana pratica sportiva, così che anche gli indigeni vollero cimentarsi nel gioco.

E molto probabilmente, fu proprio il pallone portato da Miller ad essere l’unico in tutto il Brasile: i “locali “infatti, dovettero ingegnarsi per realizzare delle sfere con cui divertirsi, utilizzando quanto di più utile potessero trovare.
E nei quartieri di San Paolo, il calcio divenne un assoluto divertimento, un pò come avviene nei tempi attuali per il basket praticato nei campetti d’asfalto. A partire dal 1901, ebbe inizio anche la prima lega di squadre mentre anche la stampa, salendo sul carro del vincitore, cominciò a scrivere, in ritardo del football, o per meglio dire alla portoghese, del futebol.

Miller, oltre che un valido organizzatore, seppe farsi valere sui campi di calcio: vinse per ben quattro volte il titolo paulista con São Paulo Athletic Club, aggiudicandosi in due occasioni anche il titolo di cannoniere della lega. Dopo essersi ritirato dall’attività agonistica, preferì dilettarsi nel cricket e successivamente giocando a golf. Morarà il 30 giugno 1953 a San Paolo e tumulato presso il cimitero protestante.

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Il primo club gallese a passare il turno in Europa: Borough United

In un’epoca in cui il calcio gallese ha fatto o fa parte dell’elite della Premier League, vedi Cardiff City o il nome di un piccolo club del Nord del Galles, tale Borough United, risulta ai più totalmente sconosciuto.

Il Borough United nacque in seguito ad una fusione, avvenuta nel 1954, fra Llandudno Junction e Conwy Borough. Breve fu la storia di questa realtà, tanto che soltanto 15 anni dopo, nel 1969, la società era già scomparsa. Ma quei tre lustri furono assai gloriosi: una vittoria nella coppa nazionale e la partecipazione alla rassegna continentale, la scomparsa Coppa delle Coppe. La competizione, abolita poi nel 1999, permetteva a tantissime piccolo realtà europee di affacciarsi al balcone e rendere nota la propria storia. Per le squadre del Galles poi, costituiva l’unica possibilità: non esistendo un vero e proprio campionato nazionale, la vittoria in coppa permetteva a piccoli centri della campagna gallese di staccare il biglietto per l’Europa che conta. Anche l’Atalanta, nella sua campagna di Coppe della stagione 1987-88 avrà il piacere di conoscere ed affrontare una compagine proveniente dal Galles, il Merthyr Tydfil.

La trionfale stagione 1962/63 vide il Borough United arrivare al successo finale nel torneo nazionale dopo aver battuto in un leggendario doppio il Newport County, mentre prima aveva superato lungo il percorso gli inglesi (erano ammesse purchè amatoriali) dell’Hereford United, il Rhyl ed i detentori del Bangor City. Il successo casalingo per 2-1, a cui fece seguito il pareggio esterno per 0-0 al Somerton Park, decretarono il trionfo. E l’estate successiva una campagna di fundraising divenne necessaria per finanziare l’avventura.

Al via della Coppa Coppe 1963-64 si presentava un lotto di squadroni del calibro di Manchester United, Barcellona e Celtic mentre era l’Atalanta a rappresentare i colori italiani. Il sorteggio fu benevolo con i gallesi, a cui andarono in sorte i maltesi dello Sleima Wanderers. Dopo un viaggio epico, che durò ben 31 ore in seguito ad un guasto al motore subito dall’aereo che doveva condurre la squadra nell’isola del Mediterraneo, il match d’andata terminò con un pareggio a reti inviolate: occorreva dunque vincere al ritorno per andare al secondo turno. E così fu.
Davanti a 17,000 spettatori i gallesi troveranno le forze necessarie per battere lo Sleima 2-0, iscrivendo il loro nome negli annali per essere stata la prima squadra del Galles a superare un turno nelle manifestazioni europee.

Il secondo turno fu però decisamente più ostico: nell’urna “la mano” pescò lo Slovan Bratislava (oggi Slovacchia, allora sotto l’egida della Cecoslovacchi). La sfida fu senza appello: sconfitta casalinga per 1-0 e trasferta che divenne un secco 0-3, la favola era finita. Un peccato, considerando che non vi era il sistema delle teste di serie, tanto che lo Sporting Lisbona disputò praticamente un allenamento contro i ciprioti dell’Apoel Nicosia, spazzati via con un aggregate di 18-1!!!
Nel complesso il tabellone del secondo turno vide i seguenti accoppiamenti. A vincere la competizione saranno i portoghesi dello Sporting, che nella finale (ripetuta) superarono gli ungheresi del MTK Budapest per 1-0.

Borough United v Slovan Bratislava
Celtic v NK Dinamo Zagreb
Barcellona v Amburgo
Fenerbahce v Linfield
Motor Zwickau v MTK Budapest
Olympique Lyonnais v Olympiakos Pireus
Sporting Lisbona v Apoel Nicosia
Tottenham Hotspur v Manchester United
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Odonkor il calciatore più veloce al mondo

La velocità può fare la differenza nel calcio moderno, a patto di usarla con intelligenza. Come disse qualcuno in passato, “il pallone non suda”. Ma per David Odonkor essere rapidi costituì anche un primato, non solo personale ma mondiale.

Nato a Bünde, in Germania, il 21 febbraio 1974, da padre ghanese e madre tedesca, debuttò come professionista tra le fila del Borussia Dortmund nel 2002. Passò poi in Spagna, vestendo la maglia bianco verde del Betis Siviglia che lo acquistò pagando 6,5 milioni di euro per il cartellino, rimanendo dal 2006 al 2010. In questo quadriennio fece parte della spedizione tedesca ai Mondiali 2006 ed Europei 2008. Con la maglia bianca disputerà in totale 16 partite, realizzando un goal nell’amichevole contro la Romania del settembre 2007. Tornato in patria durante l’estate 2010, giocherà soltanto una sola stagione nell’Aachen per poi tentare l’esperienza nell’Europa dell’Est, giocando due stagioni con la squadra ucraina dell’ Hoverla ucraniano, terminando la carriera nel 2013. Nel suo personale palmarés il successo più importante fu la Bundesliga.
La sua qualità, come detto, era la velocità: era in grado di correre i cento metri in soli 10.8 secondi, un tempo di assoluto livello mondiale.

Sebbene fosse apprezzato per la sua rapidità, preferì rimanere al Betis anche dopo la retrocessione. Ma la sfortuna lo colpì in pieno: un infortunio grave al ginocchio subito in allenamento lo tolse di mezzo per tutta la stagione e contribuendo al suo declino atletico che da li in avanti ne condizionerà la carriera.
Svolgerà per poco tempo la professione di assistente allenatore in patria, rimanendo tuttavia nelle categorie più basse del calcio. Oggi è direttore sportivo dell’Hammer SpVg, compagine della quinta categoria del calcio tedesco.

Prese parte, vincendola (!!!), all’edizione tedesca del Grande Fratello 2015 ed intascando un lauto  premio di  €100,000.

La curiosità

Nel maggio 2006, pur non essendo mai stato chiamato prima in Nazionale, venne incluso dal c.t. Jürgen Klinsmann nella lista dei 23 per partecipare ai Mondiali tedeschi. In questo modo divenne il secondo calciatore tedesco della storia a partecipare ad un Mondiale pur non avendo alcuna convocazione alle spalle: precedentemente era accaduto a Oliver Kahn in occasione di Stati Uniti 1994. Tuttavia non scenderà mai in campo durante la rassegna iridata. Stessa sorte gli capiterà due anni più tardi quando, sebbene convocato per Euro 2008, non giocherà nemmeno un minuto.

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1° Maggio 1904: la Francia esordisce nel calcio mondiale

Nel giorno della Festa dei Lavoratori, il Primo Maggio 1904, la Francia disputa la sua prima partita internazionale contro il Belgio a Bruxelles. Il risultato finale sarà un rocambolesco 3-3. Ma torniamo alle origini della compagine transalpina.

I Cugini d’Oltralpe portarono alle Olimpiadi del 1900 una squadra non ufficiale, che rappresentò i colori francesi sotto l’effige dell’Union des Sociétés Françaises de Sports Athlétiques e conquistò la medaglia d’argento. Disputò altre cinque partite in maniera “ufficiosa”, fra cui una vittoria sonante per 6-2 contro il Belgio, ma ben quattro sconfitte contro l’Inghilterra, a quei tempi praticamente l’unica federazione, assieme alla Scozia, ad avere una rappresentativa nazionale di spessore. Poi, nel 1904, finalmente l’ingresso nella FIFA.
Per la sua prima gara ufficiale, la compagine scelse uno stato confinante, giocando un incontro amichevole contro il Belgio. Presso lo stadio Vivier d’Oie ad Uccle , situato alla periferia Sud-Ovest della capitale, l’arbitro inglese M. John Keene diede il via alle ore 16.45. Le cronache dell’epoca raccontano che la Francia si schierò con un classico (per l’epoca) 2-3-5, indossando una maglia bianca con due cerchi che s’intrecciavano, simboli dell’ USFSA mentre i belgi erano già con la divisa classica rosso fuoco.

E fu subito un inizio difficile: dopo sette minuti i padroni di casa passarono a condurre le danze grazie a Georges Quéritet, ma I “viaggianti” non ci stavano a bagnare con una sconfitta l’esordio. In un minuto ribaltarono al punteggio con Louis Mesnier (12′) e Marius Royet (13′).

Andati al riposo in svantaggio, fu ancora Quéritet al 50° a ristabilire la parità e al minuto 65 con Pierre Destrebecq il Belgio tornò avanti. Nulla da fare: doveva essere pareggio e Gaston Cyprès, dopo appena tre minuti, chiuse definitivamente le sorti del match con il 3-3 finale.

Il match entrerà nella storia per essere stato il primo incontro internazionale fra due compagini continentali: finora infatti, solo matches fra squadre del Regno Unito avranno goduto del carattere d’ufficialità e la partita venne preceduta da un banchetto ufficiale che fu occasione per i dirigenti delle due federazioni di mettere su carta le intenzioni di una federazione calcistica mondiale. Solo poche settimane prima, si era tenuto la riunione fra alcuni responsabili calcistici che poi solo anni dopo verrà riconosciuto come il primo congresso della FIFA.

Dopo più di un secolo di storia, il palmares della Francia vanta un Mondiale (1998) e due Europei (1984 e 2000); altre due volte è invece andata vicino alla vittoria, perdendo una finale ciascuna in entrambe le massime competizioni.

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Freemasons’ Tavern, il pub in cui nacque il calcio inglese

Alla Freemasons’ Tavern in Great Queen Street a Londra, il 26 ottobre 1863 si incontrano i rappresentanti di undici club britannici, con l’intento di unificare le regole del gioco del football. Fra le varie proposte spicca senza dubbio quella avanzata da F.W Campbell, che propone una mozione in favore dell’uso delle mani e del gioco violento: “Dare calci agli avversari questo è il vero gioco del football! E’ stato così nel passato, nessuno ha il diritto di vietarlo attraverso nuove regole. Chi è contro i calci negli stinchi è troppo vecchio per lo spirito del nostro gioco”, esclamerà nella sala.

La proposta provocò clamore in sala: a quel tempo non esisteva nemmeno l’arbitro che dirimeva le situazioni controverse ed il gioco del calcio, sia a livello tattico che tecnico, era solo un abbozzo di quello moderno. Ma l’idea parve assai rivoluzionaria, tanto che le cose non presero la piega desiderata e la mozione verrà bocciata con 13 voti contrari e solo 4 favorevoli. Nasce dunque la Football Association, che in data 8 dicembre 1863 approverà il primo regolamento ufficiale, con 14 regole base che diventeranno 17 soltanto nel 1938 in virtù dell’intervento dell’International Board.

E Campbell ? Ebbene darà origine alla scissione nel 1871 fonderà la Unione Britannica del Rugby.

Il Freemason’s Arms Pub,  inaugurato nel 1860 e situato nei pressi della più nota Covent Garden, dopo più di un secolo, è ancora aperto, come in ogni buona tradizione inglese che si rispetti.